venerdì 29 marzo 2013

Benzine: le energie della tua mente


Qual è la tua benzina?

BENZINE: un percorso alla ricerca della propria energia mentale.

Locandina mostra Benzine 

Dal 19 Febbraio al 24 Marzo 2013 si è tenuta in Triennale di Milano la mostra BENZINE le energie della tua mente; una mostra per capire le energie della mente e la loro importanza nella contemporaneità rispetto al passato. L’esposizione è stata ideata e prodotta dalla Fondazione Marino Golinelli in partnership con La Triennale di Milano, curata da Giovanni Carrada e Cristina Perrella. Il concept dell’allestimento invece è attribuito a Iosa Ghini Associati. La grafica è stata curata da Raffaella Ottaviani e Maria Teresa Pizzetti.

Arrivati alla mostra, di primo acchito, si rimane spiazzati poiché ci si ritrova immersi in un laboratorio, pieno di bambini, disegni e colori. Superato il laboratorio, si individua il percorso che si è invitati a fare, il quale si suddivide in sette ambienti successivi non separati, ognuno dei quali presenta una benzina (l'arte, le idee, la creatività, gli altri, il nuovo, il saper imparare, la passione), tutto l'allestimento ha una forte impronta didattica, per ogni energia infatti sono presenti un video esplicativo, una serie di pannelli ed un'opera, che cristallizza il perfetto uso dell'energia mentale in questione. Questi tre livelli di lettura trovano anche un riscontro spaziale, sono infatti presenti dinamiche dispositive spaziali ricorrenti, enfatizzate dalla presenza di cubi in legno grezzo che invitano tacitamente, facendo leva sulla curiosità, ad entrare, sostegni leggeri con gigantografie e proiezioni su pareti. L'unica pecca, che ci è parso di riscontrare nel sistema espositivo, riguarda la dislocazione dei vari step, infatti essendo spesso presenti audiovisivi o elementi luminosi, questi talvolta cozzavano tra loro rendendo difficoltosa la comprensione, o nel caso di luci addirittura irritante la visione. Molto azzeccata risulta, a mio parere, la grafica a pavimento sobria e leggera, che orienta ed indirizza senza essere troppo invasiva, così come lo spazio adibito a lettura, dove sono presenti una serie di spunti letterari e dei fantastici pouf morbidi e colorati, che invitano a rilassarsi in compagnia di un buon libro.

A parte queste considerazioni generali sulle modalità organizzative ed espositive della mostra, passando da un ambiente all'altro ci si accorge di come il percorso costituisca una progressiva presa di coscienza di noi stessi e del contesto temporale e spaziale in cui siamo immersi. La prima benzina è rappresentata dall'arte. In questa, immaginazione e percezione comunicano, si intersecano, si attivano e riattivano a vicenda dando luogo ad una produzione in grado di aprire uno sguardo nuovo sul mondo. La percezione del mondo è fondamentale, quello che vediamo e come ci muoviamo nel nostro spazio costituiscono la materia prima che stimola la nostra elaborazione immaginativa permettendoci di andare oltre i limiti del nostro vissuto sensibile, ponendo davanti ai nostri occhi qualcosa di nuovo e profondo, ricco di nuovi e fecondi significati. Poi ci sono le idee, già non un'idea, quella vincente, ma tante idee, che nascono nella nostra testa e sono libere, condivise e volte al progresso. Le idee devono essere il motore dell'innovazione e per fare ciò non devono essere protette o nascoste. La creatività, ben diversa dalla fantasia, è una delle benzine più importanti. Rappresenta la capacità di connettere le cose, tuttavia le idee geniali non vengono all'improvviso, ma dopo anni di allenamento! L'illuminazione, "l'eureka" di Archimede è solo il penultimo passo di un processo più lungo che prevede prima la ricerca di un problema, il suo studio, l'approfondimento, una certa apertura mentale e anche un po' di relax, si proprio così, perché le idee geniali arrivano quando la mente si distende ed ha il giusto tempo per incubare tutto il lavoro svolto e le ricerche fatte. La quarta benzina sono gli altri; come disse John Donne "Nessuno è un'isola", è dall'insieme delle menti che crescono e si sviluppano le idee; l'interazione favorisce il proliferare della creatività. Penso che sia straordinario, in questa sezione, il filmato di Marinella Senatore “Variations” del 2011, l’intera trama di un film cresce e si sviluppa in diretta, attraverso l’interazione di un gruppo decisamente largo di persone, non ci sono tentativi di prevalere, ma solo cooperazione verso un unico scopo, il risultato è a dir poco eccezionale; i personaggi crescono e si dettagliano nelle loro menti fondendo i pensieri di tutti. Credo che questa sia, tra le opere scelte, quella che in modo più diretto mostra la forza dell’energia trattata, ci mostra il potere degli altri. L’energia del nuovo ci esorta a vivere nel nostro tempo, a seguire il cambiamento ed a viverlo. I cambiamenti ci affascinano e spaventano, ma non vanno vissuti come qualcosa che inesorabilmente bussa alla porta, vanno invece capiti per poterci sincronizzare con essi. Dobbiamo dunque essere spronati dal nuovo, ripudiando gli atteggiamenti passivi e di incondizionata accettazione. La sesta benzina è saper imparare, tocca un tema decisamente delicato, quello dell’istruzione. Frequentemente l’insegnamento si basa sul mero apprendimento di alcune capacità in modo uguale e standardizzato da parte di tutti gli individui, tuttavia nel contesto attuale questo non serve più. Il lavoro del domani è qualcosa che oggi non esiste, chi studia oggi deve essere perciò preparato al fatto che domani dovrà essere il creatore del proprio lavoro, dovrà affrontare problemi oggi non prevedibili e coltivare capacità oggi inesistenti. L’apprendimento di nozioni memoniche non è più la via corretta, l’insegnamento deve sviluppare l’iniziativa, il pensiero critico e la creatività, solo così si formeranno menti capaci di affrontare il mondo di domani ed il cambiamento. L’ultima energia esposta è la passione, ovvero ciò che ci rende speciali e non automatizzabili. Questa è l’energia della nostra mente che assomiglia di più ad una vera e propria benzina, è la motivazione che ci spinge a tirar fuori noi stessi, ovvero un’emozione, che serve a soddisfare i bisogni di autorealizzazione ed autostima. Solo la passione stimola la creatività, perché pone dei traguardi che riguardano i nostri interessi personali e non quelli di altri, non legati a noi.

Alla fine di questo percorso si è decisamente più consapevoli, soprattutto della nostra situazione; infatti ci troviamo in un mondo che cambia con velocità supersoniche, senza lasciarci il tempo di cambiare con lui ed adattarci, è il mondo della precarietà e dell' incertezza e solo un atteggiamento proattivo può farci non solo sopravvivere, ma vivere nel nostro tempo. Questa mostra è un'esortazione all'uomo all'uomo contemporaneo per attivarsi, per essere cittadino creativo, consapevole di sé e della propria forza, che deriva dall'energia giusta, la carica che ognuno deve trovare. In questo sta la forza di questa esposizione, nel riuscire ad unire arte, scienza e tecnologia al fine di aiutare i cittadini di ieri, oggi e domani a trovare la propria benzina, perché la verità è che tutta l'energia di cui abbiamo bisogno è già dentro di noi, dobbiamo solo farla uscire!

Per saperne di più:





domenica 24 marzo 2013

Anecoici, il primo EP degli Ehrenaim



Anecoici 

Sonorità leggere, muri di suoni e climax ascendenti per il primo EP degli Ehrenaim

Copertina dell'EP


Ehrenaim è una band milanese indipendente. Nasce nel settembre 2010 e il 20 Marzo hanno pubblicato il loro primo Ep. Marco, chitarra del gruppo, è un mio amico e collega filosofo, mi ha parlato a lungo del lavoro che stavano producendo e la mia curiosità per ascoltarne il risultato era molto alta. Finalmente, con la calma che ci vuole quando si ascolta un nuovo disco mi sono messo qui in cameretta in solitudine ad ascoltare questo EP. L'ascolto è stato davvero una piacevole sorpresa. Il primo pezzo, “Disciplina indotta”, parte molto tranquillo, con quel arpeggio delicatissimo accompagnato dalla ottima voce del cantante che si libra languida sopra i ticchettii della chitarra per poi sfociare ai 2.00 min in un ottimo cambio di ritmo, con effetti di sottofondo molto interessanti e con una batteria davvero ottima ( a mio parere)...azzeccatissimo il finale urlato, che completa un climax perfettamente bilanciato con la parte iniziale. Secondo pezzo, Per dargli fuoco, si parte sempre piano, il suono mi sembra già molto più " pieno" rispetto al primo pezzo, e gli stridii "quasi noise" e le chitarre distorte si accordano benissimo con il testo, oltre che dare un ottimo effetto shoagaze ed echi quasi dream pop, musicalmente davvero interessantissima! Terzo pezzo, “Coccole”, intro quasi "protopunk", poi il suono si fa immediatamente più articolato, anche qui ritrovo le stesse assonanze shoagaze che trovo nel secondo pezzo, ottima l'esplosione con il cantato quasi urlato del cantante e sotto le chitarre che ci danno dentro, strizzando l'occhio ad uno stile più "indie rock" ( anche se non so bene che vuol dire sto termine, perché ormai, purtroppo, sembra voler dire tutto e niente), con un ottima smorzatura di ritmo nel finale che bilancia, anche qui, in modo ottimo la canzone. Probabilmente questo terzo pezzo è il mio preferito di tutto l'EP. Quarto pezzo, “Solo due ore”, delicatissima la melodia accompagna il testo, quasi una litania contemplativa che piano piano sale di ritmo, gli arpeggi si incrociano, le chitarre si fanno esplosive e anche qui si raggiunge un buon climax accompagnato sempre dall'ottima voce del cantante che riesce sempre ad esprimere al meglio la linea ascendente della canzone.
In definitiva penso davvero che sia un buon lavoro, il suono è davvero molto strutturato, mi piacciono molto le chitarre che si incrociano, le distorsioni che danno all'intero lavoro un eco un pò noise-shoagaze, ottimo l'uso costante di un climax ascendente musicale e narrativo (dal punto di vista testuale), che per un verso strizza l'occhio ad un suono prettamente contemporaneo e per certi versi mi rimanda (ottimamente) ad una certa tradizione di inizio anni 90...l'unica pecca è che sono "solo" quattro canzoni e vanno via molto in fretta!:) (che non è una pecca, perché vuol dire che la piacevolezza dell'ascolto è alta:)) Questo è il mio umilissimo giudizio di appassionato (e per niente esperto) di musica. Spero che si presenterà presto l’occasione di sentirli live!

Per scaricare gratuitamente l'EP e conoscerli meglio:



lunedì 18 marzo 2013

Flood!


FLOOD!

E una dura dura pioggia cadrà


Illustrazione di Erik Drooker di New York sommersa
tratta da Flood!
I'm a-goin' back out
'fore the rain starts a-fallin',
I'll walk to the depths
of the deepest black forest,
where the people are many
and their hands are all empty,
where the pellets of poison
are flooding their waters,
where the home in the valley
meets the damp dirty prison,
where the executioner's face
is always well hidden,
where hunger is ugly,
where souls are forgotten,
Where black is the color,
where none is the number,
And I'll tell it and think it
and speak it and breathe it,
and reflect it from the mountain
so all souls can see it,
then I'll stand on the ocean
until I start sinkin',
but I'll know my song well
before I start singin',
And it's a hard, it's a hard,
it's a hard, it's a hard,
it's a hard rain's a-gonna fall

Hard Rain – Bob Dylan

Flood! (2004, Black Horse) È l’opera prima di Erik Drooker, autore e illustratore statunitense nato e cresciuto a Manhattan. È un’opera che già alla prima lettura lascia completamente senza fiato. Il volume si compone di tre racconti, tre testimonianze allucinate e claustrofobiche di New York narrate da uno stile unico, caratterizzato da un tratto nervoso e stilizzato capace di realizzare grandi tavole dove il nero scurissimo della china fa emergere, quasi come da un abisso senza tempo, immagini ricurve e contorte di personaggi, luoghi e situazioni metropolitane. Drooker costruisce le tavole piegando all’estremo la prospettiva, dandoci inquadrature traballanti, storcendo le figure al limite del possibile raggiungendo un effetto espressivo davvero formidabile. La città, con i suoi via vai di persone, i suoi spazi angusti, le sue scalinate impervie, i suoi vicoli fumosi, è sicuramente la protagonista indiscussa. Ci troviamo immersi in un crogiolo di genti, di urla, di graffiti tribali, di palazzi pendenti che incombono sulle strade che, come fiumi, si fanno spazio a forza nel cemento. I tre racconti sono una escalation di tensione, di stress allucinato e allucinante. Facendo scorrere le tavole è come se sentissimo i passi del protagonista farsi largo tra la folla, entrare in locali fatiscenti, scappare dal dolore di una società alienata e degradata, scendere nella metropolitana che si trasforma in uno spazio ancestrale popolato da belve feroci e piante preistoriche, quasi un viaggio a ritroso scendendo progressivamente verso le proprie origini per poi risalire di nuovo e ritrovare la strada di casa. Il capitolo finale è un vero capolavoro narrativo. La vicenda personale del protagonista finisce per assumere toni universali. L’atto della creazione artistica viene celebrato in tutta la sua potenza e prende addirittura vita nella realtà. La città, come nelle immagini che il protagonista disegna nel suo appartamento, viene battuta da un violentissimo diluvio che finirà per sommergerla del tutto, compreso il nostro protagonista. Sul suo cadavere galleggiante troverà la salvezza il suo gatto, disegnato da Drooker con un cuoricino sul petto, quasi fosse una diretta eredità del suo padrone.
La solitudine del felino sarà interrotta dall’arrivo di una sorta di Nuova Arca di Noè che lo trarrà in salvo. Questa ultima tavola rappresenta una nuova speranza, infatti, questa arca che naviga tra gli squali sopra i grattacieli sommersi della vecchia metropoli, simbolo della vecchia civiltà umana, è senz’altro il segno di una nuova era e di una rinascita.

Copertina Flood! edizione speciale, 2007.
Contenete l'introduzioni di Luc Sante, schizzi preparatori, lavori addizionali ed l'intervista dell'autore.


Premi:
Vincitore dell'American Book Award
New York Times notable book of the year 
Los Angeles Times fiction prize finalist 

Per saperne di più sul volume:

domenica 17 marzo 2013

MY Futòn

MY Futòn

Project of a pratical emergency bed


video



The project of “My Futòn” consists of a practical bed made of pieces of carpet. They are carefully sewn in order not to leave out any piece of it; as a matter of fact, they all are meant to be used for this project. In this way, users can renovate the whole invention. Furthermore, the seams are vividly coloured and assembled together, creating triangle or cross figures, mainly because they reminded us of their same use in Africa and Asia.
Moreover, the idea of sleeping right on the floor is typical of African and Asian ways and this gave us the encouragement to do the same to our utilitarian bed. Thanks to these two characteristics, the user will be able to feel cosy. In fact, the whole project is designed to be a useful bed for refugees and needy people.
According to this, it is to be place on the floor and rolled out, giving the chance to use it at one’s pleasure. It could be a bed in the first place, a carpet or even a deckchair. The aim of our work is to give needy people the most common, yet most needful, object anyone wishes to have in sticky situations, like an emergency: the bed.

MY FUTON is a prototype for a Politecnico di Milano workshop.
Design by: Valentina Marchetti, Francesca Malinverno, Serena Omero Olimpio

venerdì 15 marzo 2013

L'Approdo


L'Approdo, di Shaun Tan

L'Esperienza universale del migrante espressa attraverso immagini commoventi e scenari visionari di grande impatto


Uscito in Australia nel 2006 e arrivato in Italia solamente due anni dopo, l’Approdo ( Elliot edizioni 2008) è una graphic  novel di incredibile bellezza e profondità. Shaun Tan, poliedrico autore e illustratore australiano di origine malesi ci regala un capolavoro pervaso di una semplicità quasi fiabesca che rende omaggio alla figura del migrante di ogni tempo. L’opera è completamente priva di qualunque inserto testuale, Tan affida tutto all'espressività del suo disegno e riesce a commuoverci e a stupirci alternando grandi tavole a tutta pagina e sequenze di piccole immagini che si susseguono come tantissimi fotogrammi cinematografici. Lo stile dell’autore è caratterizzato da un realismo delicatissimo, tutto matita e carboncino, che dà alle immagini un effetto “ vecchia cartolina” essendo, tuttavia, sempre pronto a sbalordirci con visioni fantastiche e scorci surreali che possono esteticamente rimandare a certe opere del miglior Yerka.
Venendo alla storia: un uomo raduna le sue ultime cose, saluta la sua famiglia e lascia la sua casa in compagnia solo della sua valigia. L’uomo sta lasciando una città oscura, dove enormi tentacoli neri come la pece si librano sopra i tetti delle abitazioni per poi strisciare tra le vie. Già da queste prime tavole, Tan riesce ad impressionarci con il suo tratto visionario e riesce a rendere in pieno la sensazione di inospitalità e impotenza che spinge il migrante a lasciarsi tutto alle spalle per poter ricostruire per se e per la propria famiglia una nuova vita.

Dopo un lungo viaggio, l’uomo finalmente approda nel “nuovo mondo”. Questo mondo è descritto dall'autore come qualcosa di grandioso e affascinante agli occhi del migrante, ma nello stesso tempo è palpabile la sensazione di smarrimento e solitudine dell’uomo di fronte ad uno spazio così alieno, popolato di cose che non ha mai visto, dove le scritte sono per lui solo strani segni, dove ogni oggetto è una sorpresa, dove ogni percezione è in un certo senso simile ma anche profondamente diversa. Per fortuna il senso di spaesamento iniziale piano piano si affievolisce grazie agli incontri con autoctoni gentili ed affettuosi e con persone che hanno compiuto prima il viaggio di migrazione, questi aiutano l’uomo ad ambientarsi e a sentirsi un po’ meno solo in questa terra sconosciuta lontano dai suoi cari e dalla sua vita precedente. Il lettore è portato dalle tavole di Tan a scoprire questo mondo passo a passo con l’uomo, a partecipare ai suoi incontri, a vivere la sua solitudine, la sua angoscia, la sua nostalgia e gradualmente si finisce, proprio come il protagonista, per cominciare ad ambientarsi.
Il nostro animo comincia a tranquillizzarsi, ricostruiamo, insieme al protagonista, la nostra identità che sembrava essere perduta, riprogrammando la propria esistenza in questo spazio che diventa ora anche nostro e che afferriamo e plasmiamo.
La vicenda finisce quindi per evolversi in senso positivo, il tempo passa, le stagioni scorrono inesorabili (bellissima la sequenza a questo proposito, ellitticamente riassunta nel ciclo vitale di un fiore con un gusto tutto orientale e cinematografico, che può ricordare, a mio parere, certe scene del più dolce Takeshi Kitano) portandoci di nuovo alla situazione iniziale traslata nel nuovo mondo “aperto” dall'atto della migrazione dandoci un ulteriore senso di universalità quasi dialettica.

Sarebbe riduttivo, se non sbagliato, ritenere quest’opera un libro illustrato per ragazzi o relegarlo ad un opera per un pubblico di nicchia amante dei fumetti o delle  opere grafiche. “L’approdo” infatti è da considerarsi un’opera di grande profondità e complessità e proprio per questo adatta ad un pubblico estremamente variegato prestandosi ad una molteplicità di approcci emotivi e analitici. In definitiva l’esperienza del migrante tracciata dalle tavole di Shaun Tan risulta essere un’esperienza davvero magica, con un impatto visivo sbalorditivo e commuovente, ricco di particolari e di rimandi alle immagini della nostra memoria ed esperienza collettiva non disdegnando, tuttavia, fantastici echi di surrealismo che innalzano la creatività e la visionarietà dell’opera ad altissimi livelli.

Premi:
miglior libro del 2007 per il Publishers Weekly
miglior libro del 2007 per Booklist
miglior libro del 2007 per la New York Public Library Association
miglior libro illustrato del 2007 per il New York Times
migliore graphic novel del 2007 per Amazon.com
migliore graphic novel del 2007 per il Washington Post
menzione speciale alla Fiera del libro per ragazzi di Bologna 2007


Per maggiori informazioni su Shau Tan: 
http://www.shauntan.net/
http://it.wikipedia.org/wiki/Shaun_Tan