sabato 25 maggio 2013

The Following

The Following





"Un crime drama dove il bene è rappresentato come incerto e segnato dal passato e il male come intelligente e profondamente depravato"; così il quotidiano statunitense USA Today presenta la serie tv The Following trasmessa su Fox a partire dal 21 Gennaio 2013. A mio parere non potrebbero esserci parole più azzeccate per fornire un'idea sintetica dell'atmosfera che pervade il telefilm. Ci si trova immersi in una situazione reale, plausibile ed al tempo stesso così difficile da accettare come possibilità. 
Un'ex agente del FBI, Ryan Hardy (Kevin Bacon), ritorna in attività per seguire il caso di evasione di un serial killer, Joe Carroll (James Purefoy), arrestato 9 anni prima dallo stesso Hardy. Questo incipit potrebbe sembrare l'inizio di una saga tipica che vede un serial killer evaso da un lato ed il poliziotto buono dall'altra, ma The Following invece nasconde continui colpi di scena che coglieranno alla sprovvista lo spettatore già dalla prima puntata, fino al finale violento, sconcertante ed inaspettato. 




Personalmente alcuni elementi alla base della trama mi hanno colpito e credo risultino davvero interessanti. In primis il ruolo centrale della letteratura. Joe Carroll è un ex insegnate universitario di letteratura, uno scrittore decisamente scadente ed un appassionato di Edgar Allan Poe e sono proprio gli scritti di Poe il tema attorno al quale sembra girare tutta la vicenda nelle battute iniziali. Sottolineo all'inizio poiché le opere di Poe, sopratutto quelle riguardanti la visione della donna, il ruolo degli occhi come elemento espressivo della personalità e l'interpretazione della morte come momento necessario e liberatorio, sono alla base del modus operandi di Joe Carroll e costituiscono il messaggio di coesione della setta che egli andrà a formare, ma non vengono mai ben approfonditi. Lo spettatore infatti entra in contatto con l'interpretazione personale di Poe ad opera del serial killer. Carroll si sente vicino a questo poeta maledetto non solo dal punto di vista letterario, ma anche personale a tal punto da considerarsi un suo "erede". Il resto delle citazioni sembrano diventare un mero segno distintivo degli adepti di Joe, il collante simbolico dei followers. Tuttavia, questi individui sono legati a questo aspetto letterario solo grazie alla connessione esistente tra Joe e Poe, mentre ciò che essi "venerano" ed "amano" è la figura stessa di Carroll, un personaggio che risulta un individuo carismatico, attrattivo e fortemente persuasivo. L'universo simbolico di Poe, caro a Joe, viene svuotando divenendo per i followers il simbolo di Carroll stesso. Il meccanismo messo in gioco ricorda sicuramente quello riguardante la svastica nazista, mutuata da Hitler dalla simbologia religiosa orientale e, probabilemente indicante il disco solare, ma diventata per il suoi adepti il simbolo del nazismo e del Fuhrer stesso.




Decisamente interessante è la dicotomia tra storia e realtà che caratterizza la trama. Lo spettatore si trova a guardare le scena da un punto di vista esterno, avendo la possibilità di vedere passato, presente e futuro contemporaneamente. I due protagonisti principali vivono in un presente ben definito, tuttavia hanno un passato comune e personale decisamente oscuro, il quale affiora frequentemente attraverso flash back che si collegano e fondono al presente. Gli esempi che si possono fare a riguardo sono molteplici, già nelle prime puntate la caccia presente all'omicida evaso viene presentata di pari passo con il momento decisivo delle indagini di Ryan su Carroll 9 anni prima. Ma più interessante a questo proposito è la scelta di far divenire i due personaggi anche i protagonisti del romanzo di Carroll. Egli scrive una storia in cui si pone come narratore onnisciente e per questo i fatti, le reazioni e perfino le sensazioni che egli descrive divengono realtà in un terribile gioco di cui Hardy e chi lo circonda sembra essere prigioniero. Per Joe la scrittura di questo romanzo diventa fondamentale. Egli vede nelle persone che lo circondano non degli esseri umani, ma i personaggi del suo racconto e questo lo fa sentire padrone della loro esistenza innalzandosi al ruolo di Dio e arrogandosi il diritto di plasmare la realtà. Per Carroll realtà e racconto non sono più divise. Egli, infatti, deve necessariamente scrivere ciò che accadrà e ciò che è successo facendoci partecipare ad un continuo rapporto di allineamento e chiasma tra il piano reale e quello narrativo. A questo proposito, ritengo sia fondamentale evidenziare come la caratterizzazione che  Joe fa dei personaggi sia la base di previsione del loro comportamento. Solo attraverso un accurato studio dell'individuo egli riesce a manipolarlo e prevederlo, anche se questo metodo non può considerare i colpi di testa o gli imprevisti. Sono questi elementi che fanno crollare il castello di carta costruito dal serial killer, egli pretende di determinare le azioni altrui senza considerare nè libero arbitrio nè gli impulsi più nascosti. In questo modo lo spettatore si trova a vedere il futuro attraverso il libro di Joe, che però può essere stravolto, in alcuni casi, dall'azione non convenzionale degli attori in gioco. 
Altro elemento sicuramente attuale e sconcertante riguarda la costituzione stessa della setta di Joe. Internet costituisce un elemento potentissimo per la propagazione delle informazioni oltre che per la costruzione e l'esaltazione di un personaggio. Il processo che incrimina Joe Carroll infatti viene dipinto come un caso mediatico, il quale ha permesso la formazione di una serie di veri e propri followers attorno a questo mostro. In tutta la storia i mass media hanno un ruolo fondamentale, poichè sono il mezzo attraverso il quale i membri comunicano. Un semplice comunicato stampa, diventa il segnale per l'inizio di una strage o l'attivazione di un rapimento ecc... Questo elemento, connotativo della serie (basti pensare al titolo), risulta molto attuale e decisamente contemporaneo. La sceneggiatura guarda al nostro mondo ed evidenzia uno scenario che per quanto spaventoso e disgustoso risulta possibile ed è forse questo che lo rende così terribile. Sicuramente il tutto è enfatizzato dalla violenza che pervade le immagini, una sola stagione si lascia dietro infatti una serie di morti decisamente notevole per 15 puntate. Personalmente talvolta ho trovato che l'utilizzo estremo della violenza abbia sminuito il carattere psicologico insito nella serie. Certo, questo elemento conferisce alla trama un maggiore movimento, una forte tensione ed azione, tenendo gli spettatori attaccati allo schermo, tuttavia l'intreccio, il rapporto tra i personaggi e la forte connotazione psicologica di questi ultimi costituisce a mio parere l'elemento che stacca questa seria rispetto ad un classico telefilm di azione, perciò non ho apprezzato particolarmente la scelta di farlo passare in secondo piano in numerosi episodi.
La caratterizzazzione dei personaggi, come accennavo, è sicuramente un elemento interessante. Essi sono molto umani, sbagliano e muoiono, il protagonista sembra un enti-eroe, è alcolizzato, testardo, spesso non riflette, agisce d'impulso, in modo stupido mettendo a rischio la sua vita e quella di chi gli è attorno, non è un principe azzurro che salva sempre la situazione, nasconde un lato oscuro ed è proprio per questo che ci sembra così reale. Questo aspetto di Ryan emerge in modo chiaro e lampante durante un confronto con Joe. Quest'ultimo, infatti, vuole poter dare più spessore al suo personaggio, quello dell'eroe, ma per fare ciò deve scavare nel profondo e nel passato di Hardy, facendo riemergere la morte del padre, ovvero la prima volta in cui Ryan ha visto morire qualcuno e la sua vendetta. Per Joe quindi il legame con l'eroe si rafforza, egli lo vede come un suo alter ego, segnato dalla morte esattamente come lui. 
Particolarmente interessante è la delineazione dei personaggi che ruotano attorno ai due protagonisti principali. In primo luogo il tema della famiglia è analizzato sotto differenti accezioni. "Famiglia" è infatti il termine con cui Joe chiama l'insieme dei suoi followers, ciò che invece viene definito dal FBI una setta. Sicuramente possiamo azzardare un parallelismo al caso reale della famiglia Manson, una setta fondata da Charles Manson negli anni '60. Anche in questo caso il collante era rappresentato dal leader stesso, musicista hippy a quel tempo e personaggio con un forte carisma. L'universo che ruota attorno a questi individui si basa sulla loro capacità di attrarre a sè persone che hanno vissuto esperienze particolari. Emblematico nella serie è il caso di Emma, una ragazza con problemi di autostima e famigliari, che trova in Joe tutto il suo mondo, il padre che avrebbe voluto e l'amante che cercava. Il rapporto che Carroll instaura con i suoi seguaci, sembra ad essi biunivoco, sono disposti a morire poichè si sentono parte di una famiglia, non di un'organizzazione. Lo scopo quindi non è una causa in cui credere, ma una persona da seguire. Dall'altro lato c'è la famiglia reale di Joe, Claire e Joey, la quale non ha nessuna intenzione di rientrare nella famiglia allargata dei followers, creando una duplicità che mette in evidenza come per il serial killer i due elementi non siano complanari e come gli scopi personali primeggino sull'incolumità del gruppo. Per Joe la priorità assoluta è il tentativo di riscrivere una storia che ricostruisca la sua vita prima della cattura. Egli vuole un ritorno allo status quo, che soddisfi la sua sete di vendetta nei confronti di colui che ha "distrutto" la sua vita. 
Quindi, con queste premesse, non voglio certo svelare di più sulla storia o sul finale e sicuramente mi sento di consigliare la visione di questa prima stagione esprimendo un certo dissenso nel progetto di continuare con una seconda. Infatti, gli ultimi 10 minuti del finale, che non rivelerò, mi sono sembrati una forzatura, inserita per poter andare avanti quando il racconto avrebbe avuto un degno epilogo ed una conclusione decisamente completa all'interno di questa unica stagione. Il rischio sarà quello di costruire un sequel che condividerà solo una parte dei personaggi e forzerà una storia già conclusa eccellentemente. 



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