mercoledì 14 agosto 2013

Valeria e la settimana delle meraviglie

Vitezlav Nezval ci accompagna nei meandri del subconscio, con una fiaba cupa e grottesca che affronta il tema della formazione e della maturazione sessuale ricordando, per molti versi, le ben più famose pagine di Carroll.




Innanzitutto, una breve premessa si rende doverosa e necessaria: chi è Vitezlav Nezval, questo sconosciuto? Universalmente riconosciuto come uno dei più grandi poeti cechi del Novecento, Nezval (1900-1958) nasce e si forma in una Praga magica e inebriante, sperimentando ben presto la realtà dell'avanguardia surrealista. "Valeria e la settimana delle meraviglie" vede la luce nel 1935, risultando paradossalmente una delle opere minori dell'autore praghese. Il romanzo viene tradotto in italiano solo nel 1981 da Giuseppe Dierna e pubblicato da Edizioni e/o. Ad oggi la prima edizione risulta anche l'unica, il libro non è perciò di immediata reperibilità, potete però tentare in qualche libreria dell'usato ben fornita. Valeria è un romanzo nero, grottesco e cupo, che tratta il tema del difficile passaggio dalla pubertà all'età adulta. Questa bella fiaba onirica ci precipita in un mondo stregato, popolato da esseri strani e crepuscolari, talvolta angelici e talvolta demoniaci. Sin dall'inizio realtà e sogno appaiono indistinguibili, la linea di demarcazione tra mondo terreno e regno della mente si fa labile. Protagonista è la diciassettenne Valeria, figlia presunta di un vescovo ed una suora, che vive con la vecchia nonna. All'alba della notte delle sue prime mestruazioni, nel cortile di casa, scorge due inquietanti figure che saranno solo i primi di una lunga serie di incontri magici e conturbanti. Valeria inizia così un viaggio lungo una settimana nei recessi più profondi del subconscio umano, tra fantasie morbose e peccati da espiare. La diciassettenne è l'immagine incorrotta e candida dell'infanzia, che si trova a dover fare i conti con il più grande e sconosciuto dei misteri: la crescita sessuale. Ed è proprio la sessualità che gioca un ruolo fondamentale nell' opera di Nezval: una sessualità che corrompe e snatura anche quello che sembrava il più ingenuo degli animi (è il caso dell'anziana nonna, che si rivela preda di una sconcertante libidine). Il mondo fantastico di Valeria ci apre la porta di un inconscio capace di sovvertire le tensioni emotive. L'universo che prima appariva familiare, con l'arrivo della maturazione sessuale, è d'improvviso trasformato, sconosciuto, si popola di figure misteriose e sorprendenti, talvolta quasi comiche (il <mostro> del romanzo non è altro che un orripilante vecchio dal volto di puzzola che, vestito da missionario, pronuncia surreali prediche sulla purezza). "Valeria e la settimana delle meraviglie" piacerà sicuramente a chi ha letto e apprezzato la ben più nota Alice di Carroll, il parallelismo difatti appare immediato: vi è la ferma volontà, da parte di entrambi gli autori, di restituire importanza e dignità al sogno, alle fantasticherie, che permeano inevitabilmente un'età strana e difficile come quella dell'adolescenza. E' infatti solo il sogno in grado di restituirci la vera realtà, che senza la dimensione onirica non potrebbe nemmeno esser chiamata tale. Vi segnalo in ultimo un bellissimo film datato 1970 (pressoché sconosciuto anch'esso) del regista ceco Jarmil Jires, tratto appunto dal romanzo di Nezval: 


B.R

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